PSICOTERAPIA, CAMBIAMENTO POSITIVO E BISOGNI PROFONDI

Perché mi sento bloccato? Perché non riesco a stare bene e cambiare? Perché non riesco ad essere felice come gli altri?

Chi vive uno stato di sofferenza psicologica spesso si pone queste domande apparentemente semplici ma in realtà molto complesse alle quali con grande difficoltà da soli si riesce a dare una vera risposta.

La sofferenza interiore che si esprime nella sintomatologia psico-fisica rappresenta in realtà un’opportunità di cambiamento positivo; tutti i sintomi (come ad esempio l’ansia o la depressione) rappresentano un “segnale”, una “spia di allarme” che indica alla persona la necessità di modificare qualcosa sul piano cognitivo, comportamentale e motivazionale (bisogni emotivi) al fine di rincanalarsi in un percorso di realizzazione personale. Per quanto la sintomatologia possa essere invalidante e bloccare la persona essa è frutto di un ordine naturale perfetto che orienta l’individuo verso la sua piena espressione e realizzazione.

Pertanto, quando sul piano cognitivo, emotivo, comportamentale e motivazionale si radicano aspetti disordinati (conoscenze false che non aderiscono alla realtà) che generano disadattamento è la mente stessa a generare manifestazioni di sofferenza costringendo la persona a fermarsi!

Per tale ragione, un percorso terapeutico è volto al cambiamento positivo ed al ripristino di un funzionamento mentale ordinato partendo da ciò che genera disagio e blocco, la sintomatologia. I sintomi rappresentano una “porta d’ingresso” un punto di partenza per risalire agli aspetti psichici che ostacolano l’espressione di sé e il soddisfacimento dei bisogni sani.

Il funzionamento mentale umano è profondamente motivazionale! Con ciò s’intende dire che tutto ciò che le persone pensano (pensieri e convinzioni), provano (emozioni e sentimenti) e fanno (comportamenti) ha una motivazione (finalità) ovvero è volto a raggiungere qualcosa (bisogno) o evitare qualcosa (paura). Dunque, potremmo affermare che Dietro ogni grande paure c’è un forte desiderio”. Ogni persona in base alle esperienze di vita e allo scambio con l’ambiente in cui vive e con le persone che ne fanno parte (in particolare i genitori e le figure di riferimento) sviluppa degli apprendimenti dai quali originano, già nell’infanzia, dei bisogni emotivi molto profondi. Molti di questi bisogni nascono dalle tendenze naturali umane altri sono “parenti più lontani” di essi ed il loro sviluppo dipende soprattutto dal contesto culturale, ambientale e sociale.

Quando qualcuno di questi bisogni diventa “prioritario” ovvero assume una valenza predominante nella mente dell’individuo egli convoglia gran parte delle sue risorse psico-fisiche nel tentativo costante di appagare tale bisogno a scapito di altri connessi alla realizzazione personale. In tal caso, si può affermare che il bisogno sul quale la persona si polarizza diviene rigido, assoluto, spesso mal concepito, e pertanto, anziché orientare al benessere e alla realizzazione diviene causa del blocco e del disagio psichico. Più un bisogno è assoluto e più genera all’opposto una forte paura, spesso causa di evitamenti o comportamenti non adattivi (es. bisogno di essere accettatiàpaura del rifiuto; bisogno di essere amatià paura di essere abbandonati).

I bisogni psicologici (profondi ed emotivi) originano da tendenze naturali umane e si sviluppano a seguito degli apprendimenti soggettivi. Bisogni assoluti, rigidi e mal intesi generano emozioni, pensieri e comportamenti disfunzionali o disadattivi. La polarizzazione (investimento di risorse psico-fisiche) su un bisogno assoluto, il cui soddisfacimento è ritenuto fondamentale, determina sofferenza mentale e impossibilità di realizzare le proprie potenzialità. La persona che tende alla realizzazione è quella che investe le proprie risorse su vari bisogni, in modo equilibrato e diversificato nelle varie fasi di vita.

Pertanto, lo scopo di un percorso terapeutico inizialmente è quello di partire dalla sofferenza soggettiva, dalla sintomatologia, accettandola e riducendola progressivamente intervenendo sui meccanismi cognitivi e motivazionali che la generano. L’obiettivo finale è guidare la persona nel  percorso di cambiamento positivo in termini di realizzazione personale, accompagnandola nel processo di riconoscimento dei propri bisogni e soproattutto degli aspetti più eccessivi e rigidi ad essi collegati da cui derivano i sintomi.

Favorire il cambiamento positivo della persona significa motivarla verso l’appagamento di bisogni sani in linea con la realizzazione esistenziale fornendo una “bussola” per orientarsi verso ciò che contribuisce ad una sana evoluzione personale che aiuti ad uscire dall’equilibrio patologico trovato nell’appagamento di bisogni eccessivi, convinzioni erronee e comportamenti disfunzionali. E’ importante sostenere il paziente  nel processo di scioglimento di quell’ambivalenza “vorrei ma non voglio o non ce la faccio”; guidarlo  nella comprensione di ciò che per lui è un vero bene e non solo un appagamento temporaneo o l’alleviarsi momentaneo della sofferenza, promuovendo lo sviluppo di pensieri e comportamenti adattivi volti all’espressione delle potenzialità personali.

Inoltre, questo processo di motivazione al combiamento positivo implica anche aiutare la persona a distinguere la propria “mente razionale” (logica-razionale) dalla “mente emotiva” (irrazionale-impulsiva) sottolineando l’importanza di poter scegliere quale delle due attivare in base alle circostanze e la necessità di integrarle in una “mente saggia” soprattutto quando si compiono scelte di vita importanti. La distinzione tra “mente razionale” e “mente emotiva” ci rimanda alla riflessione su ciò che è un bene a breve termine  o a lungo termine in relazione ai bisogni sani e agli obiettivi di vita personali.